La vecchia città di Douiret
Un distinto pastore ci preannuncia la fine della pista che da Ksar Ghillane porta a Douiret.
Imbocchiamo la valle che ci conduce alla vecchia cittadella berbera. L'atmosfera è
resa magica dal sorgere della luna e dalle fioriture di isolati mandorli.
Douiret vecchia è una città abbandonata, costituita di abitazioni in prevalenza scavate nella roccia. Le dimore si estendono lungo tutta la falesia che guarda ad anfiteatro la vallata. L'abitato culmina in una spettacolre cittadella arroccata sulla sommità di un monte. Saliamo verso la cima fortificata della montagna, biancheggiano la moschea sul declivio e le gubbe nella pianura, ci addentriamo in un dedalo di cunicoli tra case e magazzini a più piani, ormai diroccati.
Disegni in rilievo, scritte, decorazioni e impronte appaiono sulle volte. Le simbologie emergono dal passato e avvolgono i pensieri nel silenzio. Il tepore del sole sorto e il fresco del vento che si alza dalla valle ci inseguono nei meandri delle rovine della cittadella, esploriamo stanze, ripostigli, frantoi e antichi luoghi di vita.
La Medina di Sfax
Una Medina per niente turistica, tutta brulicante di gente locale.
Ci godiamo lo status di unici turisti addentrandoci per molteplici vicoli
e souq. Come in una giostra, passiamo per un souq coperto traboccante di stoffe, entriamo
nella bottega di un fabbricante di bandiere e alziamo gli occhi
alle grate in ferro battuto di un balcone.
Ogni specialità ha il suo luogo di acquisto e contrattazione. Voci e grida risuonano da ogni dove tra il via vai delle persone. Un ambulante offre caffè da una teiera con fornello incorporato, un altro vende ottimo stomaco di pecora per la trippa.
Cade luce abbacinante dal cielo nei vicoli stretti. Usciamo dall'antica porta della Medina e finiamo in un impressionante mercato del pesce, per sbucare infine in una multicolore piazza ortofrutticola. Attenti alle carrette trainate da facchini frettolosi.
Dopo un pranzo di cuscus, incappiamo in un caffè tradizionale. Siamo subito dentro il locale a sorseggiare il liquido denso e aromatico, in compagnia di cordiali fumatori di narghilè. Più tardi, come se non fossimo ancora usciti dal gioco, ci troviamo in periferia, in un una tradizionale abitazione estiva di Sfax, ricca di mobilio italiano, adibita a simpatico centro culturale.